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Riflessioni

Sugli scontri per Askatasuna

Il conflitto sociale sta tornando a infiammare il globo. E come sempre, in molti si rifugiano dietro il pretesto del “dissenso pacifico”, scagliandosi contro la violenza come se questa fosse un blocco monolitico di azioni svuotato da cause, contesto e conseguenze. Una posizione tutt’altro che nuova, soprattutto per un paese come il nostro, ancora impregnato di morale cattolica borghese, sopravvissuta fin troppo bene allo scorrere della storia.

Oggi, con questo articolo, si vuole tarpare un po’ le ali alla posizione dominante della sinistra istituzionale italiana, andando oltre alla cronaca già eseguita anche fin troppo a sproposito, ma dando un piccolo ripasso di marxismo-leninismo riguardo agli scontri di piazza, agli sbirri e alla violenza più in generale

Secondo questa tesi dominante, aggredire uno sbirro sarebbe un gesto fine a se stesso. Anzi: porterebbe all’inasprirsi dello Stato di polizia. Come se lo Stato avesse davvero bisogno di giustificarsi… liberale o meno che sia!

La polizia, per quanto gli ignoranti agenti possano non rendersene conto, è il braccio armato dello Stato. E lo Stato, a sua volta, non è altro che uno strumento di dominio di classe. La sua funzione primaria è mantenere intatta la struttura esistente e, di conseguenza, reprimere ogni forza che minacci l’ordine capitalistico.

Negli ultimi decenni ce ne siamo quasi dimenticati: meno movimento, meno conflitto, meno repressione visibile. Ma chi è più anziano lo sa bene. E presto, probabilmente, lo sapremo anche noi.

La protesta pacifica a ogni costo e il riformismo sono parenti stretti, soprattutto nei periodi di benessere del mercato. Funzionano, forse, per rivendicazioni marginali, sovrastrutturali. Ma quando si toccano le radici del sistema, soprattutto in tempi di crisi o di guerra imperialista, smettono di funzionare. E spesso diventano un freno al cambiamento reale.

Puoi anche vivere sotto la costituzione più radicale mai scritta. Ma se a riforme culturali ed economiche affianchi minacce serie al capitalismo, quanto tempo passa prima che l’ordine venga ristabilito con la forza? Una settimana? Due? Cosa è successo ad Allende in Cile? Cosa è successo in Italia? In Grecia?

L’unica via per un vero libero sviluppo è la rivoluzione. Questo non comporta formule automatiche o feticismo dello scontro. Non è matematica. Ma significa anche rifiutare la narrazione che divide i compagni tra “buoni” e “cattivi”, quando la violenza della costruzione capitalista è il punto di partenza.

Quando, in un corteo nazionale, emergono istintivamente da certuni forme di risposta dure alla violenza dello Stato, non si può invocare l’unità partendo dalla dissociazione. Distinguere preventivamente tra manifestanti accettabili e inaccettabili significa muoversi con i paraocchi, accettando il terreno imposto dall’avversario.

Pensare il contrario significa cadere nell’illusione programmata del centrosinistra. Quando forze come AVS si dissociano prima ancora di denunciare la violenza di Stato, non stanno difendendo la democrazia: stanno difendendo l’ordine esistente.

La violenza aumenterà. E non sarà colpa dei “cattivoni con le molotov”. Sarà colpa di chi, davanti a una gioventù resa inerme, non esiterà un secondo a mandarla in trincea.

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